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Digiuno terapeutico: tutto quello che c’è da sapere su questa pratica

digiuno terapeutico
Redattrice di contenuti e nutrizionista
Mentre completava gli studi in scienze della nutrizione, Alisa trascorreva tutto il suo tempo nelle aule e nei laboratori per imparare tutto ciò di cui il corpo ha bisogno a livello fisiologico, psicologico e sociale per rimanere in salute ed ottenere prestazioni elevate.

Rinunciare alla colazione, al pranzo e alla cena e sostituirli, per un certo periodo, solo con acqua, tè non zuccherato e qualche bicchiere di succo di verdura? La maggior parte di noi dirà “No, grazie!”. Pare però che il cosiddetto digiuno terapeutico abbia numerosi effetti positivi, sia sulla salute fisica sia a livello mentale. Scopriamoli da vicino.

Che cos’è il digiuno terapeutico?

Con questo termine si intende la rinuncia volontaria ai cibi solidi per un periodo specifico e limitato nel tempo. Suonerà scontato, ma durante un digiuno di questo genere è necessario seguire regole ben precise: saltare un solo pasto, infatti, non porta alcun beneficio. Nel periodo in cui, in modo mirato, non si consumano cibi di alcun tipo è fondamentale garantire un’assunzione giornaliera di almeno 2,5 litri di liquidi. In primo luogo sono ovviamente concessi acqua e tè non dolcificati, ma è possibile assumere anche alcune calorie come quelle contenute nei succhi di frutta e di verdura, oppure consumare brodi di verdure fatti in casa. In questi casi si consiglia un apporto giornaliero di circa 500 kcal, necessario a garantire l’energia sufficiente.

I modi per affrontare un digiuno terapeutico sono diversi: con un ricovero in clinica, seguendo le indicazioni di uno specialista o in maniera del tutto indipendente. Per quanto riguarda l’ultima opzione, ricordiamo però che un digiuno andrebbe praticato in autonomia solo se si hanno esperienze pregresse in materia.

Inoltre il digiuno terapeutico non va confuso con il digiuno intermittente o Intermittent fasting, che da alcuni anni sta prendendo sempre più piede. In questo caso lo stile alimentare si modifica alternando l’assunzione dei pasti a periodi di digiuno. Secondo il modello più diffuso, a un digiuno di 16 ore dovrebbe seguire una finestra temporale di 8 ore con un’alimentazione equilibrata. Se il digiuno intermittente ti incuriosisce puoi trovare maggiori informazioni qui: Digiuno intermittente.

Gli effetti del digiuno terapeutico

Quei soffici dolcetti al cioccolato del fornaio, i croissant caldi del bar all’angolo, le barrette di cereali al supermercato dall’aspetto così sano… Ovunque ci giriamo siamo tentati da una miriade di opzioni che stuzzicano l’appetito. Spesso astenersi da pasti regolari, che oggi consumiamo comunque in quantità eccessive, è considerato un modo per dare il via a uno stile di vita più sano. Per il nostro metabolismo evitare un’assunzione costante di cibo per qualche giorno è un po’ come schiacciare il tasto “reset”. Digiunare non significa infatti solo rinunciare ai pasti, ma anche ascoltare il proprio corpo e garantirgli movimento e riposo a sufficienza.

A questo punto ti chiederai: ma a chi è indicato un digiuno terapeutico? In effetti a ricorrervi sono sia persone sane, sia soggetti affetti da patologie, sempre con l’obiettivo di migliorare le proprie condizioni di salute e rafforzare l’equilibrio interiore. Chi presenta malattie pregresse dovrebbe però praticare il digiuno solo e soltanto sotto la supervisione di un medico specialistico.

Gli esperti in materia sono del parere che l’astensione dal cibo possa essere di aiuto a molti: parrebbe, ad esempio, che nei pazienti in sovrappeso influisca positivamente sul decorso del diabete di tipo 2, da cui è spesso affetto chi soffre appunto di obesità. La lista delle patologie che possono trarre giovamento da un digiuno terapeutico è lunga:

  • malattie metaboliche (sovrappeso, diabete)
  • problemi cutanei (eczema, acne, funghi)
  • disturbi del sistema cardiovascolare (pressione)
  • disturbi della digestione (problemi di stomaco e intestinali, come la stitichezza)
  • malattie tiroidee (ipotiroidismo)
  • raffreddore cronico

Uomini e donne possono digiunare nella stessa modalità. Secondo molte donne un cambio dell’alimentazione limitato nel tempo avrebbe inoltre effetti positivi sui disturbi mestruali e sui sintomi della menopausa.

Seppure digiunare sotto la supervisione di un medico non dovrebbe, in linea generale, comportare pericoli, ci sono alcune categorie che non possono rinunciare a un’alimentazione a base di cibi solidi: tra queste le donne in gravidanza o in allattamento, persone affette da disturbi alimentari o pazienti con insufficienza epatica.

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Come funziona il digiuno terapeutico?

Prima di proseguire è fondamentale fare una premessa: le informazioni che troverai di seguito non rappresentano le istruzioni complete per una dieta, ma vogliono solo fornirti una panoramica del percorso che generalmente si segue. Se vuoi davvero praticare il digiuno è imprescindibile consultare prima un medico o uno specialista.

Giorni precedenti al digiuno: l’approccio al digiuno prevede, in linea di massima, due o tre giorni di preparazione dell’intestino attraverso l’assunzione di pietanze leggere e porzioni ridotte. Particolarmente indicati in questa fase sono cibi quali riso e fiocchi d’avena, verdure cotte al vapore e frutta in piccole quantità. Per quanto riguarda caffè e alcol, questo è il momento di dire loro addio!

Giorni di digiuno: durante la fase di digiuno vero e proprio potrai assumere solo tè alle erbe non dolcificati, acqua naturale, brodo di verdure e succhi di frutta e verdura – non è invece consentita la frutta e la verdura “intera”. In questi giorni è importante fare movimento: non parliamo però, ovviamente, di faticosi allenamenti HIIT ma di tranquille camminate.

Fine del digiuno e giorni successivi: per concludere correttamente il digiuno è importante reintrodurre i cibi in maniera graduale. In genere si comincia con una mela grattugiata o con una patata lessa, in modo da non sovraccaricare il tratto gastrointestinale. Nei giorni successivi, proprio come in quelli precedenti al digiuno, è bene consumare poi riso in piccole porzioni, verdura e frutta. Ovviamente si consiglia di continuare a bere molta acqua e tè.

Digiuno terapeutico: ogni quanto ripeterlo e quanto a lungo?

La domanda principale di chi si avvicina alla pratica del digiuno è sempre la stessa: quanto a lungo si dovrebbe digiunare per ottenere gli effetti benefici desiderati? Fornire una risposta univoca non è possibile poiché le tempistiche dipendono dalla condizione iniziale di ciascuno; tuttavia in linea di massima si può dire che un digiuno terapeutico dura in media tra le due e le quattro settimane. Se il peso di una persona è però già di per sé ridotto il digiuno potrebbe limitarsi anche solo a sei o otto giorni, più un giorno di preparazione e tre giorni di ripresa post-digiuno. Chi è in salute e segue questa pratica solo per concedere una pausa al proprio corpo è, in genere, solito digiunare per una settimana.

E ogni quanto digiunare? Anche a questa domanda non esiste un’unica risposta. Gli esperti in materia così come le persone convinte degli effetti curativi di questa pratica, che siano in salute o affette da patologie, raccomandano di ripetere il digiuno regolarmente, per esempio una volta all’anno.

Il digiuno curativo aiuta a dimagrire?

Adori fare colazione, non potresti mai rinunciare al pranzo e dopo cena cerchi sempre qualcosa di dolce per chiudere il pasto. È così? Per molti di noi il cibo ha un’importanza fondamentale nelle nostre giornate. Ma un’offerta enorme di alimenti invitanti, in combinazione con lo stress e con la mancanza di movimento possono innescare un meccanismo che porta lentamente al sovrappeso. Per contrastare cuscinetti di grasso e maniglie dell’amore molti optano per una dieta precisa e decidono, ad esempio, di tagliare sui carboidrati con un regime low carb. Così spesso capita che chi desidera fortemente perdere peso veda nel digiuno terapeutico la possibilità di ottenere risultati in tempi record. Ma è davvero così? Ricordiamoci che il digiuno terapeutico non serve a dimagrire. Vero è che può spingerci a cambiare il nostro comportamento come consumatori sul lungo periodo, a scegliere opzioni più sane e a seguire il cosiddetto “intuitive eating una volta terminato il digiuno.

Come vedi digiunare non serve solo a perdere peso, anzi. Se desideri intraprendere un percorso che ti aiuti a ritrovare il tuo benessere, un cambiamento a livello di alimentazione rappresenta un passo importante. Ma quali caratteristiche deve avere la tua dieta per essere davvero sana? E come impostare un cambio a lungo termine? Nel nostro articolo dedicato ai cambiamenti nelle abitudini alimentari rispondiamo a tutte le tue domande.

Gli effetti collaterali del digiuno terapeutico

Ti è già capitato di dover saltare la colazione o di dimenticare il pranzo a casa e non mangiare per mancanza di tempo? Quando lo stomaco inizia a borbottare, ecco che senti girare leggermente la testa o ti ritrovi di cattivo umore: è giunto allora il momento di mangiare qualcosa. Durante il digiuno il tuo corpo dovrà affrontare queste sensazioni per un periodo prolungato di tempo. Nonostante possa portare importanti benefici per la salute, digiunare comporta per molti anche effetti collaterali, tanto a livello fisico quanto mentale.

Oltre alla fame e agli sbalzi d’umore, la tua motivazione potrebbe venire meno e la spossatezza può prendere il sopravvento sulle tue giornate. Nelle donne un digiuno può addirittura avere conseguenze sul ciclo mestruale: può capitare infatti che in questo periodo si verifichino importanti alterazioni a livello di flusso.

Di seguito una panoramica degli effetti collaterali più comuni del digiuno terapeutico:

  • disturbi del sistema cardiovascolare (giramenti di testa e mancamenti)
  • emicrania da lieve a forte
  • alito cattivo
  • brividi
  • secchezza cutanea
  • vista indebolita, visione offuscata
  • accumulo di acqua a causa della ritenzione di liquidi

Effetti collaterali che possono presentarsi in rari casi:

  • crampi muscolari
  • dolori alla schiena da lievi a forti
  • disordini dell’equilibrio idro-elettrolitico, in particolare basso contenuto di sodio nel sangue (iponatremia)
  • basso livello di zuccheri nel sangue (ipoglicemia)

Digiuno terapeutico: in breve

Sì, un digiuno terapeutico può avere effetti positivi sulla vita di chi lo pratica. Spesso durante il digiuno, indipendentemente dalle condizioni di salute pregresse, si sviluppa inoltre il desiderio di uno stile di vita diverso. In questo periodo ci si confronta con le proprie esigenze e si impara a guardare all’alimentazione da un’altra prospettiva. Il digiuno può portare benefici a livello mentale e nuovo slancio sia se praticato per diverse settimane, sia se seguito per periodi di tempo più brevi. Ma ricordiamo che il digiuno terapeutico non è adatto a tutti: prima di fare questa scelta è bene informarsi approfonditamente sull’argomento.

Fonti dell'articolo
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