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La mia prima (e probabilmente ultima) lezione di Hot yoga

Una donna suda facendo Hot yoga
By: Natascha Klemm

La sessione di yoga è durata 90 minuti e li ho maledetti tutti, uno dopo l’altro. C’è da dire che sono arrivata in ritardo, perché ho deciso all’ultimo di iscrivermi alla lezione. Mi piace molto praticare lo yoga, soprattutto per compensare l’allenamento di forza, ma non avevo mai sentito il bisogno di srotolare il mio tappetino a 40 gradi. L’arrivo improvviso dell’autunno e il cielo grigio su Berlino tuttavia mi sono sembrati dei buoni motivi per provarlo.

Sono molto freddolosa e ogni opportunità di sfuggire al freddo di un piovoso sabato di settembre è benvenuta. Mentre preparo con gioia la borsa non ho ancora del tutto chiaro cosa aspettarmi. L’unica cosa che so è che l’Hot yoga prevede 26 asana eseguiti da in piedi, seduti e sdraiati in una stanza molto calda. Per sicurezza metto in borsa un paio di pantaloncini corti e un paio di pantaloni lunghi. Asciugamano, borraccia, tappetino da yoga: finora tutto bene.

Arrivo allo studio e vedo che la maggior parte dei partecipanti sta già chiacchierando in piccoli gruppi, mentre io sono ancora indecisa se indossare i pantaloncini corti o i leggings da yoga, e chiedo quindi consiglio all’insegnante. Elude la mia domanda con un sorriso rilassato: “Sarà come essere in spiaggia, mi dice”. Visto che non sono mai andata in spiaggia in leggings decido di indossare i pantaloncini, logico.

Un quarto d’ora prima di iniziare entro nella stanza con l’asciugamano e il tappetino, e il caldo mi colpisce sembra immediatamente. La sala è spaziosa e lunga ed è già molto piena. I tappetini sono srotolati uno vicino all’altro su due file, e sulla parete opposta c’è uno specchio grande e lungo. I posti in ultima fila sono ovviamente già occupati, non mi resta quindi altra scelta e mi colloco in mezzo in prima fila. Mi metto a mio agio nella posizione del loto e cerco di ignorare l’intera stanza, di rilassarmi mentalmente e abituarmi al caldo. È molto silenzioso, ma non riesco ancora a rilassarmi completamente. Di tanto in tanto osservo l’ambiente intorno a me. Come sono vestiti gli altri? Perché i tappetini degli altri sono praticamente seppelliti da asciugamani enormi, mentre il mio non ne copre neanche la metà? L’insegnante di yoga inizia la lezione, spruzza un po’ di essenza alla lavanda nella stanza e mette fine alla mia meditazione. “Che bello avervi qui in tanti oggi, sicuramente farà ancora più caldo”, dice ridendo. Alcuni partecipanti sono d’accordo con lei e ridacchiano. Non riesco a unirmi a loro… Ancora più caldo? Sto già sudando.

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Iniziamo con un esercizio di respirazione: tutto mi sembra ancora abbastanza rilassante. Dopo alcuni esercizi di riscaldamento per la schiena, con dei piegamenti avanti e indietro, continuiamo con tre varianti Utkatasana, combinazioni di squat e asana in punta di piedi, e mi accorgo subito che posso già dimenticarmi del rilassamento in cui speravo. (A questo punto va detto: assicurati di struccarti prima di una lezione di Hot yoga a meno che tu non voglia uscire dalla stanza in versione panda!) Nella posizione Garudasana, la posizione dell’aquila dove si avvolge una gamba intorno all’altra, vengo lentamente sopraffatta dalla disperazione. Il sudore mi scorre sulle gambe ed è praticamente impossibile mantenere questa posizione. Anche se l’insegnante di tanto in tanto attraversa la stanza e ci corregge, veniamo fondamentalmente invitati a osservarci allo specchio. Dovremmo controllare da soli la posizione, mentre il nostro equilibrio viene sfidato da altri asana, come l’asana dell’arco in piedi. Pratichiamo le posizioni una dopo l’altra e ho l’impressione di seguire una checklist. Mentre finiamo la posizione dall’albero (Vrksasana) in punta di piedi noto chiaramente che la mia circolazione si fa sentire e mi sento annebbiata. Non riesco a concentrarmi né sul mio corpo né sul mio respiro con tutto questo su e giù. Il caldo diventa ancora più intenso e improvvisamente capisco perché la maggior parte dei partecipanti ha con sé asciugamani così grandi. Non mi ricordo quando è stata l’ultima volta che ho sudato così. Come faccio a sopportare questo caldo per 90 minuti?

E non è solo la temperatura a darmi fastidio. L’insegnante parla così veloce e decisa che riesco a malapena a capire cosa dice. Non riesco a seguire mezza istruzione su come afferrare il piede, lo stinco o qualsiasi altra parte del corpo, perché continuano a scivolarmi le mani a causa del sudore. Sto diventando impaziente. Perché ci riescono tutti tranne me? A quanto pare non è così, perché ogni tanto qualche partecipante lascia la stanza o si mette in Balasana, la posizione del bambino. A un certo punto decido anch’io di non seguire le istruzioni che continuano a cambiare e mi rimetto per un attimo nella posizione del loto. Cerco di calmare il respiro, ma con questo caldo appiccicoso non è per niente facile. L’allieva di fianco a me rimane impassibile ed esegue impeccabilmente tutti gli asana. Nel Dhanurasana, la posizione dell’arco, arrivo alla conclusione che deve avere la colonna vertebrale di gomma. Penso che sia un’esibizionista, anche se so benissimo che sono solo invidiosa della sua calma e della sua resistenza. Mi chiedo quante volte abbia già partecipato a una lezione di Hot yoga e se prima o poi diventerà più facile.

Quando finalmente ci è permessa la posizione dello Shavasana la mia borraccia è vuota da un pezzo, sono sudata come non mai e nemmeno un minimo più rilassata. Voglio solo prendere un po’ d’aria fresca e non vedo l’ora di uscire al freddo. L’insegnante di yoga spruzza di nuovo un po’ di essenza alla lavanda, il che migliora la situazione solo di poco, e interrompe il classico silenzio legato allo Shavasana. Continua a tartassarci di istruzioni per questo presunto rilassamento. Declino decisa l’offerta di stare ancora in quel caldo a fine lezione per rilassarmi. Arrotolo il mio tappetino, che credo di dovere urgentemente pulire, e lascio la stanza.

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All’ingresso mi godo l’aria fresca che entra da fuori e mi do un attimo per acclimatarmi. Le docce sono già irrimediabilmente sovraffollate e mi viene il panico quando mi accorgo di essermi dimenticata le infradito a casa. Per fare in modo che non succeda anche a te ho preparato una checklist per la tua prima lezione di Hot yoga.

  • Due asciugamani grandi, uno per il materassino e uno per la doccia.
  • Infradito e tutto il necessario per farsi la doccia.
  • Abbigliamento sportivo corto, il più corto possibile, perché credetemi non è solo caldo, è davvero un forno.
  • Una borraccia grande per bere ogni volta che ne hai voglia e non solo durante le pause “ufficiali”.

Ti consiglio di provare 90 minuti di Hot yoga solo se hai già praticato lo yoga. La pazienza è importante. Anche se non sono riuscita a rilassarmi nel senso classico del termine, ovvero disconnettere la mente e concentrarmi solo sulla respirazione e sul movimento, questa lezione mi ha aiutata a evolvere. Ho superato il mio ego prendendomi delle pause quando ne sentivo il bisogno. Ho risvegliato la mia ambizione e sono riuscita ad arrivare fino alla fine, anche se l’idea di mollare mi è passata per la testa più di una volta. Ho anche imparato ad accettare le mie emozioni. Certo, sentivo rabbia e frustrazione più che altro, ma è tutta una questione di prospettiva, giusto?

*Non tutte le lezioni di Hot yoga sono strutturate allo stesso modo. La lezione che ho frequentato io era in stile classico, originariamente conosciuto come Bikram Yoga. Nel frattempo però l’uso di questo termine è stato abbandonato nel mondo dello yoga, poiché il suo fondatore, Bikram appunto, è stato accusato di avere sessualmente abusato delle sue allieve.

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