Le proteine dalla Nuova Zelanda. Ecco perché pensare regionale non sempre è la scelta migliore.

Le nostre proteine dalla Nuova Zelanda non sono solo un’esperienza mervigliosa per il palato. In questo articolo ti parliamo dell’impronta ecologica delle nostre proteine e ti spieghiamo perché i prodotti regionali non sempre rappresentano la scelta migliore. 

Indice

Il nostro scopo è di offrirti le proteine della migliore qualità, senza eccezioni, perché i tuoi obiettivi sono la nostra motivazione. Solo in Nuova Zelanda abbiamo trovato la qualità che soddisfa i nostri standard elevati. Prima di svelarti di più, vogliamo iniziare spiegandoti che cosa s’intende con impronta ecologica.

1. Che cos’è l’impronta ecologica?

Alcuni risultati sono prevedibili, altri sorprendenti. L’esempio migliore sono le mele. Una mela coltivata regionalmente ha, nei mesi di raccolta, un’impronta ecologica bassa. Fuori stagione, invece, le mele coltivate, per esempio, in Nuova Zelanda hanno un’impronta ecologica migliore. Perché? Perché i processi di conservazione e refrigerazione qui in Europa rappresentano un lavoro dispendioso e producono una grande quantità di anidride carbonica. In confronto, l’importazione da un altro Paese è decisamente più sostenibile.

L’impronta ecologica è un indicatore che valuta il consumo umano di risorse naturali rispetto alla capacità del pianeta Terra di rigenerarle. In concreto: l’impronta ecologica indica quanta area biologicamente produttiva della Terra (misurata in ettari) è necessaria a rigenerare le risorse consumate in una regione, nazione, città, da una azienda o da una persona e ad assorbire i rifiuti prodotti. Quindi, in che misura un’azienda è in grado di produrre e smaltire materiali biologici.  

L’impronta biologica è un indicatore della sostenibilità. Più è alta, più grava sull’ambiente. Il fine deve sempre essere: mantenere l’impronta ecologica il più bassa possibile.

Nel nostro caso specifico, il calcolo della stessa si basa sulla quantità di anidride carbonica prodotta durante l’intero processo di lavorazione del latte, quindi dal pascolo fino alla produzione delle proteine.  

©NZMP

2. L’impronta ecologica delle nostre proteine

A primo acchito penserai sicuramente che le proteine importate dalla Nuova Zelanda non possano assolutamente avere un’impronta ecologica migliore di quelle prodotte dal latte di mucche da pascolo europee. Ti dimostreremo il contrario. Ecco le informazioni principali: 

le mucche da pascolo in Nuova Zelanda trascorrono in media 328 giorni all’anno all’aperto, in prati estesi e ricchi di erba verde. Le 2000 ore di luce solare assicurano la perfetta qualità dell’erba, che è pur sempre il foraggio principale delle nostre mucche. Migliore è il foraggio, migliore è il latte.  

Qui di seguito ti spieghiamo in che modo il foraggio incide sull’impronta ecologica. 

 

L’incidenza del clima  

Inoltre, alle nostre latitudini, a causa delle condizioni climatiche e della carenza di pascoli, le mucche non possono trascorrere tutto l’anno all’aperto. Il che significa obbligatoriamente che devono essere alimentate con miscele di soia e cereali. 

3. Ecco cosa rende il latte neozelandese così speciale

Verifichiamo le informazioni

Un confronto su scala mondiale delle emissioni di anidride carbonica mostra l’importanza che hanno, in Nuova Zelanda, la sostenibilità e l’ecologia. 

©foodspring

Latte di pascolo neozelandese

  • Il 90% delle emissioni proviene direttamente dalle aziende agricole, il 9% dalla lavorazione, l’1% dalla distribuzione in altre parti della Nuova Zelanda.  
  • In Nuova Zelanda, le emissioni di gas serra per chilo di latte sono tra le più basse al mondo: 3 volte minori della media globale.
  • L’acqua necessaria per la produzione del siero di latte viene poi usata nei sistemi di refrigerazione. Così le risorse vengono utilizzate in modo sostenibile ed efficace. 
  • Le mucche fertilizzano naturalmente i terreni: non c’è bisogno di utilizzare dei prodotti chimici. 
  • Le mucche trascorrono ogni anno il 90% del loro tempo al pascolo, vale a dire circa 328 giorni. Per il confronto: 120 giorni sono obbligatori per legge, nella maggior parte dei casi i giorni sono 200.  
  • Il benessere degli animali sta a cuore agli agricoltori locali 

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4. In breve

Come hai potuto vedere, in Nuova Zelanda la sostenibilità e la riduzione delle emissioni di CO2 non sono promesse vuote. Grazie ai processi di lavorazione del latte che consentono di risparmiare le risorse, le aziende agricole a conduzione familiare contribuiscono attivamente a ridurre le emissioni di gas serra e a proteggere l’ambiente.

L’impronta ecologica delle nostre proteine è ottima nonostante l’importazione dalla Nuova Zelanda. Da un lato non dobbiamo coltivare o importare grandi quantità di cereali e di soia e, dall’altro, il latte viene trasformato tramite processi rispettosi dell’ambiente. 

Riassumiamo nuovamente i vantaggi principali:  

  • grano e soia non devono essere coltivati e importati;  
  • la trasformazione del latte avviene tramite processi rispettosi dell’ambiente;  
  • cooperativa di agricoltori locali che insieme formano una grande rete di aziende lattiero-casearie: brevi tragitti di trasporto;  
  • le mucche fertilizzano il terreno: non c’è bisogno di utilizzare fertilizzanti chimici;  
  • gli animali vivono nel loro habitat naturale.  

 

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